Gli insegnanti promuovono a pieni voti l’iniziativa di alternanza scuola lavoro di Campus Party Connect, che offre ai giovani delle scuola superiori la possibilità di sperimentarsi come imprenditori del futuro. A firmare la promozione è Maria Adele Vitali, che insegna economia aziendale all’istituto Martino Bassi di Seregno, che trova l’evento «interessante e molto stimolante».

«Mi piace vedere tutti questi ragazzi di diverse scuole che si ritrovano qui a collaborare» aggiunge. A Campus Party Connect partecipano studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, che attraverso un percorso che si svolge nell’arco di cinque giorni (dal 17 al 21 dicembre) al Milano Innovation District, organizzati a squadre, mettono a punto un vero e proprio business plan. «E’ bella l’idea di formare le squadre unendo ragazzi di diverse scuole. I miei studenti stamattina si preoccupavano di essere separati dai compagni di classe, poi invece si sono divertiti. Una mia allieva mi sembra si stia trovando molto bene con una sua compagna di squadra, sono inseparabili. Mi sembra un’ottima iniziativa perché i ragazzi capiscano che nella vita è cosi: conosci persone nuove con cui ti confronti, cresci, hai delle esperienze che sicuramente la scuola non ti può dare».

Dunque, un’occasione di confronto e di relazione, per imparare a entrare in contatto con persone nuove. Un aspetto che è stato sottolineato anche dai ragazzi, nel commentare i giochi e le iniziative che stanno sperimentando in questi giorni. «Prima di venire qui abbiamo fatto delle riunioni con i ragazzi, per spiegare loro le attività che avrebbero fatto», prosegue l’insegnante, sottolineando il fatto che avrebbero conosciuto centinaia di nuovi studenti. La nostra scelta, come scuola, è stata quella di far partecipare i ragazzi delle classi terze, a differenza di altre scuole che hanno invece deciso di partecipare con i più grandi». Perché questa scelta? Innanzitutto, anche i “piccoli” «sono già esperti dei social e di tutte le potenzialità dei nuovi media, quindi abbiano ritenuto che avessero gli strumenti per partecipare. E poi, li abbiamo selezionati anche in base alla motivazione, al rendimento, con una particolare attenzione al carattere». Puntando ad esempio sui più timidi, «per farli uscire un po’ dal loro guscio». Quindi, studenti «bravi e diligenti, ma un po’ introversi e chiusi. In questo modo, cerchiamo di far capire loro le potenzialità dello stare insieme. Sono d’accordo con gli stimoli proposti da Gianluca Nicoletti». Il riferimento è al talk che si è tenuto il primo giorno con il giornalista e scrittore, che ha coinvolto i ragazzi in un dibattito sulle loro aspirazione e le loro preoccupazioni. All’interno del quale, l’aspetto del disagio che spesso vivono i cosiddetti “primi della classe” è emerso. «Studiare vuole dire avere più possibilità nella vita», è stato il messaggio. Ed è quindi importante avere il coraggio di coltivare il proprio talento e i propri interessi.

L’alternanza scuola lavoro è un tema di cui le scuole si occupano anche in altri modi, prosegue Vitali. «Ai ragazzi di quarta e quinta proponiamo diverse iniziative per far capire loro che cosa li aspetta fuori dalla scuola. Mi riferisco a occasioni di orientamento, con università, o con esperti, che diano loro spunti per riflettere e magari anche per cambiare. Lavoriamo anche con le università, attraverso colloqui per aiutare gli studenti a capire cosa vogliono fare del loro futuro». Un tema, quello del futuro dei giovani, che nel mondo interconnesso del terzo millennio, con nuove professioni che nasceranno e altre destinate invece a sparire, è particolarmente difficile da affrontare. «Iniziative come questa dovrebbero farle anche per gli insegnanti», scherza la professoressa, lanciando una provocazione interessante. Il gap fra scuola e tecnologia esiste, e c’è quindi una sfida di continuo aggiornamento anche per gli insegnanti. «Ho anche cercato di seguire da vicino le attività dei ragazzi qui a Campus Party Connect insegnando economica aziendale mi interessano ad esempio i temi e le novità sulle startup. Ma ho capito che quando mi avvicinavo i ragazzi si sentivano a disagio, un po’ come quando i genitori interferiscono troppo con le loro attività scolastiche. Qui ogni squadra ha un suo tutor, e capisco che sia più corretto lasciare loro possibilità di fare da soli. Ripeto: anche in questo senso, è una bellissima iniziativa».

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