Il 3 luglio 2026, il TAR Liguria ha annullato la bocciatura di uno studente di scuola secondaria di primo grado escluso dall’ammissione alla classe successiva per aver superato il limite massimo di assenze consentite. La famiglia aveva presentato ricorso, documentando i gravi motivi di salute che avevano impedito la frequenza regolare del figlio.
I giudici amministrativi hanno chiarito che l’obbligo di frequenza stabilito dalla normativa non va interpretato in senso puramente matematico quando operano specifiche deroghe previste per patologie documentate. Nel caso esaminato, lo studente aveva conseguito un rendimento scolastico positivo, fornendo al consiglio di classe tutti gli elementi necessari per valutare la sua preparazione globale.
La sentenza sottolinea il contrasto tra il dato quantitativo delle assenze e la valutazione effettiva degli apprendimenti. Quando le assenze dipendono da condizioni di salute certificate e non dalla volontà dell’alunno, il mero conteggio dei giorni persi non può prevalere sulla verifica delle competenze acquisite e sulla tutela dei diritti fondamentali della persona.
Il bilanciamento tra obbligo di frequenza e diritto alla salute
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) è intervenuto sulla sentenza ligure, evidenziando la portata del caso. Il presidente Romano Pesavento ha dichiarato: “La vicenda esaminata dal TAR Liguria evidenzia una questione destinata ad assumere rilievo crescente nel sistema educativo italiano“.
L’associazione sottolinea come le istituzioni scolastiche debbano rimuovere gli ostacoli alla crescita degli allievi, bilanciando il diritto all’istruzione e la tutela della salute. Questo equilibrio diventa fondamentale quando l’assenza dalle lezioni non dipende dalla volontà dello studente, garantendo il principio di uguaglianza nell’accesso all’istruzione.
Pesavento ha aggiunto: “Le condizioni di fragilità sanitaria e psicologica non rappresentano più situazioni eccezionali, bensì una componente strutturale della realtà scolastica contemporanea“. Disturbi d’ansia e pressioni psicologiche pesano sempre più sui ragazzi, rendendo necessario superare la semplice conta matematica delle assenze per valutare il percorso complessivo dell’allievo.
La richiesta del CNDDU: linee guida nazionali e protocolli condivisi
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani si è rivolto al Ministero dell’Istruzione e del Merito chiedendo la redazione di linee guida nazionali che uniformino i criteri di applicazione delle deroghe al limite di assenze per motivi di salute. L’obiettivo è creare protocolli condivisi tra istituti, famiglie e servizi sanitari territoriali, così da garantire valutazioni più trasparenti e coerenti.
L’associazione avverte che disturbi d’ansia e pressioni psicologiche pesano in misura crescente sui ragazzi. Il presidente Pesavento ha precisato: “Quando il dato quantitativo prevale sull’accertamento effettivo degli apprendimenti e sulla concreta tutela della persona, il rischio è che la malattia finisca per assumere un improprio valore selettivo“.
Limitarsi a contare i giorni di assenza in presenza di un quadro clinico documentato rischia di creare danni educativi profondi. Per questa ragione occorre sviluppare modelli valutativi che uniscano competenze sanitarie, pedagogiche e psicologiche, andando oltre la semplice presenza fisica in aula e considerando il percorso complessivo dell’allievo.
Le implicazioni per scuole e famiglie
Il caso esaminato dal TAR Liguria evidenzia l’importanza di documentare in modo chiaro e completo i motivi di salute che impediscono la frequenza scolastica. La sentenza sottolinea inoltre come la valutazione degli studenti debba considerare il rendimento complessivo e non limitarsi al semplice calcolo delle assenze.
Con l’adozione di linee guida nazionali, le valutazioni potrebbero risultare più trasparenti e coerenti tra i diversi istituti, riducendo il rischio di contenziosi. La scuola è chiamata a esercitare una discrezionalità tecnica capace di coniugare rigore giuridico, responsabilità educativa e tutela dei diritti fondamentali, garantendo a ogni studente un approccio equo e rispettoso delle proprie condizioni.