Università, stop alle assunzioni: il 75% di turnover del nuovo Bilancio 2027

Università, stop alle assunzioni: il 75% di turnover del nuovo Bilancio 2027

Il Ddl di Bilancio 2027 limita le assunzioni a tempo indeterminato negli atenei al 75% delle cessazioni del 2026. La misura genera risparmi di 40 milioni ma complica la stabilizzazione dei ricercatori Pnrr.
Università, stop alle assunzioni: il 75% di turnover del nuovo Bilancio 2027

Il Ddl di Bilancio 2027 introduce una stretta sulle assunzioni nel sistema universitario e della ricerca italiana. L’articolo 66 fissa al 75% il limite per le assunzioni a tempo indeterminato di personale docente, tecnico-amministrativo e ricercatori: nel 2027 gli atenei, le istituzioni dell’Alta formazione artistica e musicale e gli enti di ricerca potranno autorizzare nuove posizioni stabili solo per tre quarti delle cessazioni registrate nel 2026.

In termini pratici, se un ateneo registra 100 pensionamenti o cessazioni nel 2026, potrà procedere con sole 75 assunzioni a tempo indeterminato nell’anno successivo. La misura coinvolge l’intero spettro del personale: professori ordinari e associati, ricercatori, ma anche personale tecnico-amministrativo delle università statali.

La limitazione punta a generare risparmi di circa 40 milioni di euro nel 2027, contribuendo al contenimento della spesa pubblica. Per gli enti di ricerca, tuttavia, il tetto di turnover complica la stabilizzazione dei ricercatori assunti con contratti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), rallentando di fatto i percorsi di assunzione strutturale previsti per chi ha contribuito ai progetti legati ai fondi europei.

Le risorse aggiuntive per l’efficienza energetica negli atenei

Il Ddl di Bilancio 2027 destina oltre 200 milioni di euro agli atenei per interventi di risparmio energetico. La misura si inserisce in una strategia più ampia di razionalizzazione delle spese universitarie, rispondendo alla necessità di alleggerire i bilanci degli atenei dal peso crescente dei costi energetici.

L’investimento mira a finanziare interventi strutturali che riducano i consumi, rendendo gli edifici universitari più efficienti dal punto di vista energetico e contenendo le uscite correnti nel medio periodo.

La flessibilità del Ffo a valle: i Dipartimenti di eccellenza dal 2028

Il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) rappresenta la principale leva economica per gli atenei italiani, con una dotazione di 9,5 miliardi di euro da cui dipendono i bilanci delle università statali. L’articolo 107 del Ddl di Bilancio 2027 introduce una novità rilevante: a partire dal 2028, i 271 milioni di euro destinati ai Dipartimenti di eccellenza saranno svincolati dalle attuali rigidità di utilizzo.

Questa modifica consente agli atenei di valorizzare con maggiore autonomia le progettualità strategiche dei dipartimenti premiati per qualità scientifica e didattica. Le risorse potranno essere impiegate in quattro ambiti prioritari: ricerca, didattica, infrastrutture e personale, secondo le specifiche esigenze di ciascun dipartimento. L’obiettivo è favorire scelte mirate e adattabili alle priorità accademiche locali, superando vincoli predeterminati.

La misura si inserisce nella cornice dell’autonomia responsabile sostenuta dalla ministra Anna Maria Bernini, rafforzando la capacità degli atenei di orientare investimenti in funzione dei propri punti di forza e dei progetti di sviluppo a medio termine.

La flessibilità a monte: costi standard, quota premiale e nuovi criteri

L’articolo 108 del Ddl di Bilancio interviene sulle modalità di ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario, modificando sia il criterio dei costi standard per studente sia la quota premiale. Attualmente, la legge prevede un incremento annuale (dal 2% al 5%) della porzione di Ffo destinata ai costi standard, fino a un massimo del 70%: oggi tale quota si attesta al 38%.

Con la nuova norma, questo meccanismo automatico viene eliminato e sarà il Ministero dell’Università e della Ricerca a stabilire, di anno in anno, quale percentuale assegnare secondo tale parametro.

La revisione della quota premiale

Cambia anche l’assetto della quota premiale, pari a 2,5 miliardi nel 2026. Al posto della ripartizione rigida attuale – 60% Valutazione della qualità della ricerca (Vqr), 20% reclutamento e 20% programmazione triennale – sarà un decreto ministeriale a definire criteri e indicatori per l’allocazione delle risorse.

Tra le novità possibili, l’introduzione di parametri legati ai risultati conseguiti nell’attività didattica e alla qualità dei servizi offerti agli studenti, allargando così il perimetro di valutazione oltre la ricerca.

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