Postquam rex finem loquendi

fecit legati Iugurthae largitione magis quam causa freti paucis respondent: Hiempsalem ob saevitiam suam ab Numidis interfectum

Adherbalem ultro bellum inferentem postquam superatus sit queri quod iniuriam facere nequiuisset. Iugurtham ab senatu petere ne

se alium putarent ac Numantiae cognitus esset neu verba inimici ante facta sua ponerent. Deinde utrique curia egrediuntur.

Senatus statim consulitur. Fautores legatorum praeterea senatus magna pars gratia deprauata Adherbalis dicta contemnere

Iugurthae virtutem extollere laudibus; gratia voce denique omnibus modis pro alieno scelere et flagitio sua quasi pro gloria

nitebantur. At contra pauci quibus bonum et aequum divitiis carius erat subueniendum Adherbali et Hiempsalis mortem seuere

vindicandam censebant sed ex omnibus maxime Aemilius Scaurus homo nobilis impiger factiosus auidus potentiae honoris divitiarum

ceterum vitia sua callide occultans. Is postquam videt regis largitionem famosam impudentemque veritus quod in tali re solet ne

polluta licentia invidiam accenderet animum a consueta libidine continuit.

Traduzione

Quando il re ebbe finito di

parlare, gli ambasciatori di Giugurta,
fidando più nel denaro elargito che nella bontà della causa, replicano

brevemente, sostenendo che Iempsale era stato ucciso dai Numidi per la sua
crudeltà; che Aderbale, il vero

aggressore, dopo essere stato vinto,
veniva a lamentarsi di non essere riuscito a commettere un sopruso.

Giugurta chiedeva al senatore di non ritenerlo diverso da quello che
avevano conosciuto a Numanzia e di non anteporre

le parole di un nemico
alle sue imprese. Le due parti escono, quindi, dalla Curia, e il senato
comincia

sùbito la consultazione. I sostenitori degli ambasciatori di
Giugurta, nonché gran parte dei senatori, fuorviati da

influenze
personali, ostentavano disprezzo per le parole di Aderbale ed esaltavano
il valore di Giugurta:

valendosi del loro prestigio, della loro eloquenza,
in una parola di ogni mezzo possibile, si battevano per il

delitto e la
vergogna altrui, quasi come per la loro propria gloria. Per contro, una
minoranza, che

stimava la rettitudine e la giustizia più della ricchezza,
riteneva che si dovesse venire in aiuto di Aderbale e

vendicare
severamente la morte di Iempsale. Più di tutti vi si accalorava Emilio
Scauro, uomo della

nobiltà, infaticabile, fazioso, avido di potere, di
onori e di ricchezza, ma abile dissimulatore dei suoi difetti.

Questi,
avendo visto le elargizioni scandalose e impudenti del re e temendo lo
sdegno che suole suscitare,

in tali casi, l’abuso senza ritegno, seppe
contenere la sua consueta rapacità.