Sed quoniam in eas regiones

per Leptitanorum negotia venimus non indignum videtur egregium atque mirabile facinus duorum Carthaginiensium memorare; eam rem

nos locus admonuit. Qua tempestate Carthaginienses pleraque Africa imperitabant Cyrenenses quoque magni atque opulenti fuere.

Ager in medio harenosus una specie; neque flumen neque mons erat qui finis eorum discerneret. Quae res eos in magno diuturnoque

bello inter se habuit. Postquam utrimque legiones item classes saepe fusae fugataeque et alteri alteros aliquantum attriueret.

veriti ne mox victos victoresque defessos alius aggrederetur per indutias sponsionem faciunt uti certo die legati domo

proficiscerentur: quo in loco inter se obvii fuissent is communis utriusque populi finis haberetur. Igitur Carthagine duo

fratres missi quibus nomen Philaenis erat maturauere iter pergere Cyrenenses tardius iere. Id socordiane an casu acciderit

parum cognovi. Ceterum solet in illis locis tempestas haud secus atque in mari retinere. Nam ubi per loca aequalia et nuda

gignentium ventus coortus harenam humo excitauit ea magna vi agitata ora oculosque implere solet: ita prospectu impedito morari

iter. Postquam Cyrenenses aliquanto posteriores se esse vident et ob rem corruptam domi poenas metuont criminari

Carthaginiensis ante tempus domo digressos conturbare rem denique omnia malle quam victi abire. Sed cum Poeni aliam condicionem

tantummodo aequam peterent Graeci optionem Carthaginiensium faciunt ut vel illi quos finis populo suo peterent ibi viui

obruerentur vel eadem condicione sese quem in locum vellent processuros. Philaeni condicione probata seque vitamque suam rei

publicae condonauere: ita viui obruti. Carthaginienses in eo loco Philaenis fratribus aras consecrauere aliique illis domi

honores instituti. Nunc ad rem redeo.

Traduzione

Dal momento che le vicende dei Leptitani ci hanno condotto a
parlare di queste regioni, non sembra inopportuno

narrare il gesto nobile
e straordinario di due Cartaginesi: questo luogo me lo ha ricordato.
Nei tempi in

cui Cartagine dominava sulla maggior parte dell’Africa,
anche Cirene era forte e potente. Erano divise da un

territorio sabbioso
e uniforme; non c’era né fiume né monte che segnasse il confine e a causa
di tale

circostanza fra loro vi fu una guerra feroce e incessante. Su un
fronte e sull’altro eserciti e flotte erano stati

più volte battuti e
messi in fuga e i due popoli si erano notevolmente logorati a vicenda.
Temendo, perciò,

che prima o poi un terzo aggressore piombasse su vinti e
vincitori ugualmente indeboliti, durante una tregua

raggiungono un
accordo. Stabiliscono che in un giorno determinato alcuni messi partano
ciascuno dalla

propria città e che il luogo dell’incontro venga
considerato il confine tra i due popoli. Cartagine inviò dunque

due
fratelli di nome Fileni, che marciarono speditamente; i Cirenesi invece
corsero meno: non so se per

indolenza o per caso. Del resto in quei
luoghi capita che le tempeste impediscano di avanzare proprio come in

mare, perché quando si alza il vento su quelle distese uniformi e prive di
vegetazione, solleva la sabbia da terra

e la sospinge con tanta violenza
che riempie la bocca e gli occhi, impedendo la vista e rallentando il

cammino. I Cirenesi, quando si accorgono di essere rimasti piuttosto
indietro, temendo di essere puniti in patria

per la cattiva riuscita
dell’impresa, accusano i Cartaginesi di essere partiti dalla città prima
del

tempo, confondono i termini dell’accordo, insomma sono disposti a
tutto tranne che a tornarsene vinti.

Dichiarandosi i Punici disposti a
nuove condizioni, purché eque, i Greci propongono ai Cartaginesi questa

scelta: si lasciassero seppellire vivi nel luogo che rivendicavano come
confine per la loro patria, o consentissero

loro alle stesse condizioni di
avanzare fin dove volessero. I Fileni, accolta la proposta,
sacrificarono

sé e la loro vita alla patria e furono sepolti vivi. In
quel luogo i Cartaginesi dedicarono altari ai fratelli

Fileni e altri
onori furono loro decretati in patria. Torno ora al mio argomento.