Le ondate di caldo eccezionale registrate a settembre 2026 hanno riportato al centro del dibattito l’ipotesi di posticipare l’avvio delle lezioni al 1° ottobre. In questo scenario si inserisce la proposta di Anief, che vede nel rinvio una soluzione praticabile a patto di ridurre il numero complessivo di giorni e ore di lezione, allineandolo alla media europea.
Marcello Pacifico, presidente del sindacato, ricorda che nell’Unione Europea la soglia per la regolarità dell’anno scolastico si attesta intorno ai 185 giorni, con circa metà dei Paesi che fissa il minimo tra 170 e 180, contro i 200 giorni previsti in Italia. In questo modo il resto del calendario rimarrebbe invariato.
Il sindacato sottolinea inoltre il rischio per la salute derivante da temperature che superano i 40 gradi in aule prive di condizionamento — oltre nove istituti su dieci — e richiama la responsabilità del datore di lavoro in materia di sicurezza e documento di valutazione dei rischi.
Le risorse del Mim e i limiti operativi
Il 1° settembre il ministro Valditara ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per apparecchi di raffrescamento nelle scuole. L’analisi della Tecnica della Scuola ha però evidenziato che, ripartendo la cifra tra le circa 7.000 istituzioni scolastiche italiane, ogni istituto riceverebbe meno di 3.000 euro.
Considerando invece i circa 40.000 edifici scolastici, il contributo medio scende a 500 euro per plesso; rapportando infine la somma alle circa 400.000 aule, si arriva a circa 50 euro per classe.
La Flc Cgil ha condotto un calcolo analogo, evidenziando come 20 milioni distribuiti tra 45.669 sedi scolastiche equivalgano a circa 438 euro per plesso e, considerando 350.000 classi, a circa 57 euro per aula: cifre sufficienti, secondo il sindacato, solo per l’acquisto di un ventilatore.
La Flc ha inoltre criticato il mancato utilizzo efficace dei finanziamenti PNRR per l’efficientamento energetico e ha chiesto interventi strutturali di riqualificazione invece di misure tampone.
Le posizioni dei sindacati e il nodo sicurezza
Uil Scuola colloca il rinvio tra le soluzioni tampone e punta su interventi strutturali: climatizzazione, ventilazione, isolamento termico e schermature solari per edifici datati e classi numerose. Giuseppe D’Aprile, segretario nazionale, sottolinea che «il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del patrimonio edilizio scolastico», con circa sei edifici su dieci costruiti prima del 1975.
Flc Cgil richiama invece il Decreto Legislativo 81/2008 su salute e sicurezza: «Se non ci sono le condizioni per rispettare la normativa e le temperature sono troppo alte in classe, non è possibile fare scuola», dichiara Gianna Fracassi, segretaria nazionale. Il sindacato chiede ai dirigenti scolastici e ai consigli di istituto di rappresentare agli enti locali la necessità di sospendere le lezioni per causa di forza maggiore in condizioni termoigrometriche critiche.
Anief pone l’accento sul documento di valutazione dei rischi (DVR) e sul ruolo del rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (RLS) e delle RSU nel segnalare il calore come minaccia per la salute. Marcello Pacifico ricorda che il dirigente scolastico, in qualità di datore di lavoro, deve adottare le azioni preventive, altrimenti incorre in responsabilità penale condivisa con il proprietario dell’immobile.
I dati Eurydice e l’assetto delle pause
Secondo Eurydice, nell’anno scolastico 2025/2026 l’Italia si colloca al primo posto in Europa per durata delle vacanze estive, con 97 giorni, e all’ultimo per pause distribuite durante l’anno, appena 15 giorni. Nella maggior parte dei sistemi educativi europei la pausa estiva si attesta tra le 8 e le 12 settimane, mentre diverse regioni italiane superano stabilmente le 12 settimane.
Il rapporto Eurydice 2023 evidenziava già come pochi Paesi – Comunità francese del Belgio, Danimarca, alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi e Norvegia – mantengano vacanze estive non superiori a 8 settimane, a fronte di periodi molto più estesi in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo e Italia.
L’ipotesi di redistribuire le pause nel corso dell’anno è tuttavia contrastata dalle abitudini consolidate: un sondaggio della Tecnica della Scuola rivela che il 72,26% dei docenti si oppone a modifiche del calendario scolastico volte a
Le infrastrutture scolastiche e la fattibilità estiva
Gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito, aggiornati all’anno scolastico 2022/23, fotografano una situazione infrastrutturale critica: su 61.308 edifici scolastici censiti, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, pari al 6,45% del totale. Per altri 24.888 immobili (40,6%) i dati non sono disponibili, mentre per 32.462 edifici (52,95%) è accertata l’assenza di impianti di raffrescamento.
Complessivamente, sono 57.350 le strutture prive di refrigerazione garantita, il 93,55% del patrimonio nazionale. Questa carenza infrastrutturale incide direttamente sulla fattibilità di estendere la presenza in aula nei mesi più caldi, rendendo concretamente difficile qualsiasi redistribuzione delle pause didattiche che comporti lezioni in piena estate. L’inadeguatezza degli ambienti limita quindi le opzioni praticabili sul calendario scolastico.
Il fronte delle petizioni e la sensibilità sociale
Il dibattito si è esteso anche alla società civile. Una docente di scuola superiore in Campania ha avviato una petizione su Change.org chiedendo il posticipo dell’inizio delle lezioni o, in alternativa, la climatizzazione urgente delle aule. L’istanza è stata trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sottolineando che il caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico dell’intera comunità scolastica.
«È necessario un intervento tempestivo affinché si adottino provvedimenti di competenza per posticipare l’avvio delle lezioni in presenza di evidenti rischi termoigrometrici», ha dichiarato la professoressa. Anche una madre palermitana ha espresso preoccupazione: «I nostri figli vanno a scuola per imparare, non per soffrire».