Il sistema universitario italiano registra un incremento costante delle immatricolazioni, confermando un’inversione di tendenza consolidata negli ultimi dieci anni. Secondo i dati provvisori dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti Universitari elaborati dal Censis, tra l’anno accademico 2015/2016 e il 2025/2026 gli studenti che hanno scelto di iscriversi a un ateneo italiano sono aumentati del 19,8%.
Anche l’ultimo anno accademico mantiene il trend positivo: rispetto al 2024/2025 le immatricolazioni fanno registrare un ulteriore +0,9%, un incremento contenuto ma significativo perché conferma la stabilità della crescita nonostante il progressivo calo demografico della popolazione giovanile italiana.
Il dato assume particolare rilievo se confrontato con le previsioni formulate negli anni passati, quando il crollo delle nascite lasciava immaginare una riduzione consistente degli iscritti. La crescita dimostra come una quota sempre maggiore di giovani scelga di proseguire gli studi dopo il diploma, anche grazie all’ampliamento dell’offerta formativa, ai percorsi internazionali e agli investimenti realizzati con le risorse del PNRR.
Le differenze territoriali e l’internazionalizzazione: il Centro guida la crescita
Il dato nazionale nasconde squilibri significativi. Il Centro Italia registra l’aumento più marcato (+2,3%), seguito dal Nord-Ovest (+0,8%), dal Nord-Est (+0,4%) e dal Mezzogiorno e Isole (+0,2%).
Le aree centrali rafforzano dunque la capacità di attrarre iscritti anche da altre regioni, grazie a offerte accademiche più competitive, corsi in lingua inglese e investimenti crescenti in ricerca e servizi.
Parallela è la spinta dell’internazionalizzazione. Gli immatricolati con diploma estero sono oggi il 7,5% del totale contro il 2,5% di dieci anni fa: quota quasi triplicata. Circa il 70% proviene da Paesi extra-UE.
L’Asia rimane la principale area di provenienza (30,6%), ma è l’Africa a registrare il balzo più netto: dal 15,9% al 28,3%, quasi raddoppiando la presenza. Di contro, l’Europa scende dal 40,4% al 32,8%. Questo riposizionamento riflette le politiche attive degli atenei: corsi in inglese, programmi Erasmus+, accordi bilaterali e maggiore visibilità nei ranking internazionali.
Le graduatorie 2026/27: Padova leader, Bologna seconda, Sapienza terza
L’Università di Padova mantiene per il terzo anno consecutivo il primato tra i mega atenei statali con un punteggio di 91,2 punti. Bologna conserva stabilmente la seconda posizione a 87,8 punti, mentre la principale novità della classifica riguarda la Sapienza Università di Roma, che scala al terzo posto con 86 punti superando Pisa.
Completano la graduatoria:
- Università di Pisa (85,5)
- Università Statale di Milano (85,3)
- Università di Firenze (84,7)
- Università di Palermo (84,3)
- Università di Torino (83,8)
- Università di Bari (79,7)
- Università di Napoli Federico II (74,2)
Tra i Politecnici il Politecnico di Milano domina superando quota 100 con 100,8 punti, seguito dal Politecnico di Torino a 94,8, dal Politecnico di Bari a 85,7 e dallo IUAV di Venezia con 83,7 punti.
La rettrice dell’Università di Padova Daniela Mapelli ha definito il risultato “motivo di soddisfazione ma anche di responsabilità”, precisando che il valore di un ateneo si misura attraverso qualità di ricerca, didattica, innovazione e contributo alla società, non solo attraverso i ranking.
Le performance degli atenei romani: Luiss al vertice e Campus Bio-Medico in ascesa
Tra i grandi atenei non statali la Luiss Guido Carli conserva il primo posto con un punteggio di 95,8, terzo anno consecutivo al vertice. L’ateneo romano ottiene il massimo su borse di studio e contributi economici, segnando progressi anche su strutture e servizi digitali.
Secondo il presidente Giorgio Fossa, “il risultato premia una strategia che mette al centro lo studente”. Nei piccoli atenei non statali emerge l’Università Campus Bio-Medico di Roma, che conquista il secondo posto migliorando di una posizione rispetto al 2025. Il punteggio complessivo sale da 86,8 a 92,4, uno dei progressi più consistenti dell’intera classifica.
L’ateneo raggiunge 100 punti nelle strutture, 98 nella comunicazione digitale e 105 nei servizi agli studenti, secondo miglior risultato della categoria. Il rettore Rocco Papalia sottolinea che “il riconoscimento rappresenta il frutto dell’impegno quotidiano della comunità accademica”.
I profili delle nuove matricole: prevalgono i liceali, crescono i professionali
Nel 2025/26 il 57,9% delle nuove immatricolazioni proviene dai licei, con lo scientifico in testa al 28,6% del totale. Seguono gli istituti tecnici al 22,3% e i professionali al 7,3%.
Il confronto con dieci anni fa evidenzia una trasformazione significativa: nel 2015/16 i liceali rappresentavano il 68,4% delle matricole, mentre i diplomati degli istituti professionali sono cresciuti dal 5,5% al 7,3% attuale, segnalando una progressiva diversificazione nei canali di accesso all’università.
Le cautele nell’uso dei ranking: indicatori esclusi e scelte consapevoli
La Classifica Censis considera servizi, strutture, diritto allo studio, internazionalizzazione, comunicazione e occupabilità dei laureati per gli statali. Restano invece esclusi aspetti cruciali: qualità della didattica, prospettive occupazionali dei singoli corsi, attività di ricerca, collaborazioni internazionali e coerenza tra percorso universitario e aspirazioni personali dello studente.
Per questo il Censis raccomanda di utilizzare la graduatoria come strumento di supporto all’orientamento, non come unico criterio di scelta.