La venticinquesima edizione delle classifiche Censis propone settanta graduatorie costruite su oltre 960 variabili, uno strumento consolidato per orientare studenti e famiglie nella scelta del percorso universitario. Gli atenei vengono suddivisi in categorie omogenee—mega, grandi, medi e piccoli atenei statali, politecnici e non statali—per garantire confronti significativi tra realtà di dimensione comparabile.
La valutazione si basa su sei indicatori chiave: strutture disponibili, servizi erogati agli studenti, borse di studio e altri interventi di sostegno, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità dei laureati. Un focus aggiuntivo riguarda i raggruppamenti di corsi triennali, a ciclo unico e magistrali, analizzati secondo progressione di carriera e relazioni internazionali.
La dinamica delle immatricolazioni: +19,8% in dieci anni e segnali 2025-26
Tra l’anno accademico 2015-2016 e l’anno accademico 2025-2026, gli atenei tradizionali italiani hanno registrato una crescita del 19,8% nelle immatricolazioni. I dati provvisori dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti Universitari indicano che per il 2025-2026 l’incremento si attesta al +0,9%, confermando il trend espansivo di lungo periodo.
La distribuzione territoriale mostra tuttavia differenze marcate. Gli atenei del Centro guidano con un +2,3%, seguiti dal Nord-Ovest (+0,8%) e dal Nord-Est (+0,4%). Il Sud e le Isole chiudono con un più contenuto +0,2%, evidenziando una geografia della crescita ancora disomogenea nel Paese.
Gli immatricolati: prevalenza liceale, crescita dei professionali e svolta internazionale
Nell’anno accademico 2025-26 il profilo degli immatricolati si presenta in evoluzione. Prevalgono i liceali con il 57,9% del totale, tra cui il 28,6% proviene dallo scientifico. Seguono i diplomati tecnici con il 22,3%, i professionali con il 7,3% e gli studenti con diploma estero, che rappresentano il 6,7%.
Il confronto con dieci anni prima evidenzia un cambio significativo: i liceali nell’a.a. 2015-16 raggiungevano il 68,4%, mentre i tecnici si attestavano al 22,4%, sostanzialmente stabili. In forte crescita i professionali, passati dal 5,5% al 7,3%, e soprattutto gli studenti con diploma estero, che dall’iniziale 2,5% sono triplicati.
Tra gli immatricolati internazionali circa il 70% proviene da aree extraeuropee: l’Asia fornisce il 30,6% e l’Africa il 28,3%, con quest’ultima quasi raddoppiata rispetto al 15,9% del 2015-16. Gli studenti europei invece diminuiscono, passando dal 40,4% al 32,8%.
I mega atenei statali: leadership di Padova e Bologna, avanzata di Sapienza
Nel gruppo dei mega atenei statali (oltre 40.000 iscritti) si conferma la leadership dell’Università di Padova, che conquista il primo posto con 91,2 punti, seguita dall’Università di Bologna con 87,8 punti in seconda posizione. La novità più rilevante riguarda la Sapienza di Roma, che con 86,0 punti scala al terzo posto e supera l’Università di Pisa, ora quarta con 85,5 punti.
Perdono entrambe una posizione l’Università Statale di Milano, che scende al quinto posto con 85,3 punti, e l’Università di Firenze, sesta con 84,7 punti. Mantiene stabile la settima posizione l’Università di Palermo (84,3), mentre l’Università di Torino arretra di due posti all’ottavo con 83,8 punti. Chiudono la graduatoria l’Università di Bari, nona con 79,7 punti, e l’Università di Napoli Federico II, decima con 74,2 punti.
I grandi e medi atenei: conferme, sorpassi e rimescolamenti in classifica
Tra i grandi atenei statali l’Università della Calabria mantiene la vetta con 91,7 punti, seguita dall’Università di Pavia (90,2), entrambe stabili nelle prime due posizioni. L’Università di Cagliari conquista il terzo posto con 88,5 punti, guadagnando due posizioni, mentre Parma si conferma quarta (88,3).
Perugia scende in quinta posizione (86,7), perdendo due gradini. Al sesto posto ex aequo troviamo Salerno e Milano-Bicocca (84,5), con quest’ultima in avanzamento. Tor Vergata sale settima (84,3) e Chieti-Pescara ottava (84,2), compiendo un notevole balzo di sei posizioni. Completano la graduatoria Genova, Modena-Reggio, Verona, Messina che guadagna tre posizioni, Ferrara, Campania e Roma Tre pari merito, infine Catania.
Nel gruppo dei medi atenei statali l’Università di Sassari conquista la prima posizione con 93,2 punti, salendo di tre gradini. La Politecnica delle Marche si conferma seconda (92,8), mentre Trento e Udine condividono il terzo posto (92,7). Trieste è quarta (91,7) in avanzamento, Siena quinta (90,0).
I piccoli atenei, i politecnici e i non statali: conferme e nuove entrate
Tra i piccoli atenei statali spicca l’Università di Camerino, prima con 95,3 punti, seguita da Cassino (87,3) e dalla Mediterranea di Reggio Calabria, che sale in terza posizione con 86,0 punti. Macerata e il Sannio confermano il quarto e quinto posto. Scende la Tuscia, mentre Teramo avanza in settima posizione; la Basilicata arretra in ottava. Il Molise è penultima (75,8), Napoli l’Orientale chiude la classifica con 73,0 punti.
Nei politecnici il Politecnico di Milano si conferma leader assoluto con 100,8 punti, davanti al Politecnico di Torino (94,8) e al Politecnico di Bari (85,7). Lo Iuav di Venezia chiude il gruppo con 83,7 punti.
Tra i grandi atenei non statali la Luiss mantiene il primato con 95,8 punti, seguita dalla Bocconi (92,6) e dalla Cattolica (79,0). Nei medi non statali comanda la Lumsa (89,2) davanti allo Iulm (83,8); debuttano l’Università Enna Kore, terza con 80,0 punti, e l’Università di Milano San Raffaele, quarta con 75,4. Chiude il Suor Orsola Benincasa (74,6). Nei piccoli non statali vince l’Università di Bolzano (95,8), seguita dal Campus Biomedico di Roma (92,4) e dalla Liuc-Università Cattaneo (90,6).