A fronte di una soglia Isee nazionale fissata a 22mila euro per l’esenzione dalle tasse universitarie, 49 atenei statali su 61 hanno scelto di superare il tetto previsto dal ministero. La no tax area rappresenta la fascia di reddito entro cui gli studenti non pagano le tasse di iscrizione, strumento pensato per favorire l’accesso all’università alle famiglie con redditi più contenuti.
Tuttavia, il contrasto tra il limite nazionale e le soglie locali innalzate fino a 30-32mila euro rivela una strategia diffusa tra gli atenei, che utilizzano l’ampliamento dell’esenzione per intercettare studenti indecisi. I dati mostrano che oltre l’80% delle università statali ha adottato criteri più generosi rispetto allo standard nazionale, creando un panorama frammentato di opportunità economiche distribuite in modo disomogeneo sul territorio.
Le soglie innalzate: Pavia, Lombardia e altri casi
L’università di Pavia ha compiuto il salto più audace, portando la propria no tax area da 23mila a 32mila euro di Isee, superando di dieci punti il tetto nazionale. Il panorama lombardo presenta altri innalzamenti significativi: l’università di Bergamo è passata da 26mila a 28mila euro, mentre l’Insubria ha raggiunto la stessa soglia. Brescia è salita da 24mila a 28mila euro, e Milano-Bicocca ha fissato il limite a 30mila euro.
Fuori dalla Lombardia, l’università del Sannio ha alzato la propria soglia a 30mila euro all’inizio di luglio, seguendo una tendenza condivisa da altri quattordici atenei statali. Teramo ha adeguato la no tax area da 24mila a 26mila euro, mentre Modena e Reggio Emilia sono passate da 27mila a 30mila euro.
Questi adeguamenti, distribuiti su oltre l’80% delle università statali italiane, ridisegnano in modo sostanziale la platea degli studenti beneficiari dell’esenzione contributiva, con particolare concentrazione nelle regioni settentrionali.
Le ricadute per le matricole e le famiglie
L’innalzamento della no tax area rappresenta un’esenzione totale dal pagamento delle tasse universitarie per gli studenti che rientrano nelle nuove soglie Isee. Con tetti portati fino a 30mila o 32mila euro, rispetto ai 22mila nazionali, migliaia di famiglie italiane vedono ampliarsi la possibilità di accedere all’università pubblica senza oneri di iscrizione.
Per le matricole indecise, questo intervento può risultare decisivo nella scelta dell’ateneo, favorendo chi ha un Isee intermedio che prima restava escluso dall’esenzione ma non beneficiava di riduzioni significative.
L’evoluzione recente e la geografia degli interventi
L’ultimo aggiornamento registrato risale all’inizio di luglio 2026, quando l’università del Sannio ha portato la propria no tax area a 30mila euro. La concentrazione maggiore di interventi si registra in Lombardia, dove cinque atenei hanno rivisto al rialzo le soglie: oltre a Pavia, che ha raggiunto i 32mila euro, anche Bergamo, Insubria, Brescia e Milano-Bicocca hanno alzato i tetti.
Al di fuori della regione, l’ateneo di Teramo ha portato la soglia da 24mila a 26mila euro, mentre Modena e Reggio Emilia hanno raggiunto quota 30mila. I dati evidenziano una tendenza in corso all’innalzamento delle soglie su scala nazionale.