Scuola, tetto del 30% agli alunni stranieri: nuove regole per le classi dal 2027

Scuola, tetto del 30% agli alunni stranieri: nuove regole per le classi dal 2027

Il decreto legge 170/2026 introduce un limite del 30% di studenti stranieri nelle classi iniziali a partire dal 2027/28, con criteri variabili per primaria, medie e superiori.
Scuola, tetto del 30% agli alunni stranieri: nuove regole per le classi dal 2027

Il decreto legge 170/2026 introduce un tetto del 30% alla presenza di studenti provenienti dall’estero nelle future classi iniziali, in vigore dal 2027/28. La misura, che rappresenta un criterio generale per la formazione delle classi, scatta già dal 2026/27 per i nuovi arrivi e per le iscrizioni in corso d’anno.

I criteri variano a seconda del ciclo scolastico. Alla primaria il limite riguarda alunni con cittadinanza non italiana che presentino almeno una di queste condizioni: non essere nati in Italia oppure non aver frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Per medie e superiori il tetto si applica agli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano completato con esito positivo almeno tre anni scolastici in un istituto statale o paritario italiano.

La distinzione si fonda sul percorso educativo effettivamente svolto e sul grado di familiarità con il sistema italiano, come specifica la relazione illustrativa del decreto. La scelta nasce dai divari rilevati nei test Invalsi e Ocse-Pisa: al termine delle medie gli alunni con background migratorio accumulano un ritardo in italiano di circa due anni, che scende a uno per le seconde generazioni.

Le regole di distribuzione territoriale e le eccezioni

Gli Uffici scolastici regionali e i dirigenti scolastici sono chiamati ad adottare misure organizzative per garantire una distribuzione equilibrata delle nuove iscrizioni tra gli istituti scolastici viciniori, rispettando il principio di prossimità al domicilio dell’alunno. La dislocazione territoriale delle scuole diventa così elemento chiave nella composizione delle classi iniziali.

Il decreto prevede tuttavia alcune deroghe al limite del 30%. Gli uffici territoriali possono valutare particolari esigenze familiari legate alla necessità di assistenza a persone con disabilità grave, nonché altre eccezionali esigenze documentate che rendano impossibili soluzioni alternative. Queste eccezioni vengono esaminate caso per caso quando non esistono opzioni praticabili.

Per le iscrizioni a inizio o in corso d’anno, già dal 2026/27, gli alunni devono essere accolti in classi dove la presenza di studenti stranieri non superi il 30 per cento, assicurando così l’applicazione del criterio anche oltre la formazione iniziale delle prime.

I potenziamenti linguistici legati alla soglia del 20%

La soglia del 20% di alunni neo arrivati in Italia (Nai) è già operativa e prevede interventi specifici di supporto. Dal 2025/26 sono stati introdotti circa mille docenti aggiuntivi per rafforzare l’insegnamento della lingua italiana nelle classi che superano questa percentuale o dove gli studenti non possiedono competenze linguistiche di base almeno pari al livello A2.

Quando una classe supera anche il nuovo tetto del 30%, alle misure si aggiungono fondi dedicati ad attività extracurricolari di potenziamento linguistico: 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni dal 2028. Le scuole interessate potranno stipulare accordi con i Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) ed enti del terzo settore per organizzare corsi mirati.

Gli interventi si sommano: con oltre il 20% di Nai scatta il docente aggiuntivo per l’italiano; superando anche il 30% si attivano i fondi per i corsi extracurricolari di potenziamento linguistico destinati agli studenti con maggiori difficoltà.

I dati su divari di apprendimento e trend demografici

Le evidenze raccolte da Ocse-Pisa 2025 e dall’Invalsi 2026 documentano l’entità dei divari di apprendimento tra studenti con e senza background migratorio. Secondo Pisa 2025, in Italia lo svantaggio medio degli alunni di origine straniera è di 46 punti in scienze, 40 in matematica e 41 in lettura, contro una media Ocse rispettivamente di 42, 30 e 41. Tradotti in anni scolastici, tali divari corrispondono a circa 1,64 anni equivalenti in scienze, 1,37 in matematica e 1,22 in lettura.

I dati Invalsi 2026 confermano il fenomeno soprattutto per la lingua italiana. Al termine delle medie, gli studenti di prima generazione registrano uno svantaggio di 22,9 punti, quelli di seconda generazione di 13,6 punti. In seconda superiore i divari si riducono rispettivamente a 13,8 e 7 punti; in quinta superiore scendono ulteriormente a 8,3 e 6,9 punti.

Questi risultati si inseriscono in un contesto demografico scolastico in evoluzione: tra il 2019/20 e il 2020/24, la presenza di studenti stranieri è cresciuta dell’8,3%, mentre gli alunni italiani sono diminuiti del 10 per cento. Il ministero dell’Istruzione intende ridurre i divari intervenendo in anticipo con misure mirate sul potenziamento linguistico.

Le ricadute per studenti e famiglie

A partire dall’anno scolastico 2027/28, le iscrizioni alle classi prime saranno gestite secondo i nuovi criteri del 30%, con una distribuzione equilibrata tra istituti limitrofi al domicilio. Le scuole che superano le soglie previste garantiranno corsi di potenziamento linguistico finanziati con risorse dedicate. Il decreto legge 170/2026 è attualmente in discussione al Senato per la conversione in legge.

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