Il 2 ottobre si festeggia la Festa dei nonni 2020, ricorrenza istituita con la legge n. 159 del 31 luglio 2005 con lo scopo di onorare tale figura che, sia nelle vita dei nipoti, che delle famiglie in genere, costituisce un appoggio ed un porto sicuro.

Ai nonni sono stati dedicati, negli anni, versi di profondo affetto da parte di poeti del calibro di Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, ma non solo. Se state preparando una sorpresa ai vostri nonni, ecco di seguito alcune poesie d’autore da dedicare loro il giorno della loro festa.

Festa dei nonni, poesie d’autore

Non si è mai troppo grandi per ringraziare i propri nonni di tutto quello che fanno ogni giorno per noi: il loro è un amore incondizionato, spesso ci dimentichiamo di celebrarli come meriterebbero. Recitare per loro una poesia o scriverla a mano sul bigliettino di accompagnamento alla torta che tanto piace al nonno, o al libro che abbiamo acquistato per nonna, può rappresentare un’idea carina. Eccone alcune tra le quali poter scegliere.

La nonna, di Giovanni Pascoli

Tra tutti quei riccioli al vento,
tra tutti quei biondi corimbi,
sembrava, quel capo d’argento,
dicesse col tremito, bimbi,
sì… piccoli, sì…

E i bimbi cercavano in festa,
talora, con grido giulivo,
le tremule mani e la testa
che avevano solo di vivo
quel povero sì.

Sì, solo; sì, sempre, dal canto
del fuoco, dall’umile trono;
sì, per ogni scoppio di pianto,
per ogni preghiera: perdono,
sì… voglio, sì… sì!

Sì, pure al lettino del bimbo
malato… La Morte guardava,
La Morte presente in un nimbo…
La tremula testa dell’ava
diceva sì! sì!

Sì, sempre; sì, solo; le notti
lunghissime, altissime! Nera
moveva, ai lamenti interrotti,
la Morte da un angolo… C’era
quel tremulo sì,

quel sì, presso il letto… E sì, prese
la nonna, la prese, lasciandole
vivere il bimbo. Si tese
quel capo in un brivido blando,
nell’ultimo sì.

Alla nonna, di Gabriele D’Annunzio

D’inverno ti mettevi una cuffietta
coi nastri bianchi come il tuo visino,
e facevi ogni sera la calzetta,
seduta al lume accanto al tavolino.

lo imparavo la Storia Sacra in fretta
e poi m’accoccolavo a te vicino,
per sentir narrar la favoletta
del Drago azzurro e del Guerrin Meschino.

E quando il sonno proprio mi vincea
m’accompagnavi fino alla mia stanza,
e m’addormivi al suono dei tuoi baci.

Allora agli occhi chiusi m’arridea
in mezzo ai fiori, una gioconda danza
di fantasime splendide e fugaci.

Meditazione del nonno e balocchi del nipote, Fernando Pessoa

Vedendo il nipote giocare
dice il nonno, rattristato:
“Ah, potessi tornare
a essere così occupato!

Tornare al tempo in cui
facevo castelli così,
lasciando che restassero
a volte per il giorno dopo;

e tutta la mia tristezza
era, destandomi per vederlo,
vedere che la serva già aveva
riposto il mio castello”.

Ma il nipote non lo ode
perchè è preoccupato
per l’errore che c’era
al portone per il soldato.

E, mentre il nonno pensa, e, triste,
rimembra l’infanzia andata,
mai più una casa esiste
o un altro castello cade;

e il nipote, infine guardando
e vedendo il nonno piangere,
dice “È caduto, non importa:
lo rifaccio subito”.

Capelli bianchi, di Gianni Rodari

Quanti capelli bianchi
ha il vecchio muratore?
Uno per ogni casa
bagnata dal suo sudore.
Ed il vecchio maestro
quanti capelli ha bianchi?
Uno per ogni scolaro
cresciuto nei suoi banchi.
Quanti capelli bianchi
stanno in testa al nonnino?
Uno per ogni fiaba
che incanta il nipotino.

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