Lei si chiama Emanuela, ed ha affidato il dolore, ma anche la delusione per il trattamento ricevuto dal figlio Mattia, alle parole di un post che ha pubblicato sul suo profilo Facebook. Una sorta di lettera aperta con la quale ha deciso di denunciare quanto accaduto al figlio, morto suicida a soli 15 anni in un parco della città di Carbonia, nel Sulcis Iglesiente del Sud Sardegna.

Mattia suicida a 15 anni

Mattia, un pomeriggio di tre mesi fa ha deciso di porre fine alla sua vita. Ad incidere su tale scelta la solitudine e le difficoltà sostenute dal ragazzino, che appena adolescente è stato bullizzato e umiliato. Non capito non solo dai compagni di scuola, ma anche da quel mondo degli adulti che avrebbe dovuto costituire un porto sicuro, un luogo di comprensione e non un posto nel quale sentirsi fuori luogo. O, peggio, nel quale essere additato per il fatto di non conformarsi alla maggioranza.

"Mattia bullizzato": la lettera della mamma sul figlio suicida

Il post di sfogo della mamma di Mattia

Inizia con un ringraziamento Emanuela, parole dirette a chi è vicino, chi ha abbracciato, sostenuto lei ed il marito. Famiglia ed amici in primis. Prosegue poi, però, con un chiarimento.

Ho bisogno però anche di fare chiarezza, di togliermi un peso, di ricordare o di spiegare a chi non lo conosceva chi era Mattia. Mattia era il nostro bambino, aveva 15 anni ed era estremamente intelligente e come tutte le persone particolarmente intelligenti era tremendamente sensibile. Una sensibilità che lo faceva sentire diverso e non compreso.

Proprio a causa della sua sensibilità si sentiva anche incompreso, tormentato da coetanei e adulti per il fatto di non uniformarsi agli altri. Qualcosa si è rotto in seconda media, continua la mamma. Probabilmente è stata l’esclusione dalla gita scolastica per colpa della disciplina. Un evento che lo ha fatto sentire tradito dagli adulti che, invece, avrebbero dovuto capirlo.

La scuola che non lo comprendeva, che lui non sentiva sua, che era solo un posto dove si sentiva etichettato e dove doveva uniformarsi. Mattia in tutto questo tempo ci ha nascosto completamente il suo disagio, solo tra gennaio e febbraio siamo riusciti a percepire che non stava bene e non siamo stati con le mani conserte: abbiamo informato la scuola, contattato un consulente psicologico, cercato di prenotare una visita in neuro psichiatria infantile…

Purtroppo la scuola si è mostrata indifferente, e il supporto del consulente psicologico è venuto meno prima del tempo. Emanuela conclude la sua lettera con una preghiera di condivisione, affinché si porti rispetto ad “un bambino di 15 anni che non è riuscito a sopportare il male del mondo”.

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